venerdì 7 ottobre 2016

Il nuovo sito è on-line!


DA OGGI HO UN SITO E UNA NEWSLETTER!!


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Questo blog rimane un posto del cuore 
dove raccontare il mio lavoro, giorno dopo giorno.
Dove condividere il percorso di creazione degli spettacoli, 
i traguardi e i nuovi obiettivi.
Restate in contatto.
Anche qui, se vi va.

martedì 30 agosto 2016

Tesi di laurea



Complimenti a Roberta Garofalo che si è laureata con il massimo dei voti!! 
Io e le ragazze non finiremo mai di ringraziarla per la cura e la passione con cui ha parlato di noi!

Per chi volesse leggerla, la tesi di laurea di Roberta Garofalo 
è scaricabile dal mio sito.

lunedì 4 aprile 2016

SI TORNA A PARIGI!!!


Un sogno resta un sogno fino a quando non si comincia da qualche parte. Io, il mio, l'ho cominciato appena due mesi fa ma già mi regala gioie: si chiama "Sorry, boys" e il Théatre de la Ville di Parigi lo ha scelto per rappresentare l'Italia al Festival Chantiers d'Europe '16!!
Se vorrete spargere la voce anche questa volta, mi farete un grande regalo: Parigi mi aspetta di nuovo e io, di nuovo, sono pronta!
(I sogni migliori raramente si cominciano da soli e questa avventura internazionale non sarebbe nata senza l'entusiasmo di Tiago Bartolomeu Costa che ha preso un aereo da Parigi, un treno da Milano e un autobus fino a Trento per essere presente al debutto. A Francesca Corona che un anno fa ci ha creduto e ha scatenato una reazione a catena e al progetto Face à Face che promuove la drammaturgia contemporanea italiana sulle scene francesi).
Ci si vede a Parigi:
SORRY, BOYS
23- 24 maggio 2016
Théâtre de la Ville, Paris
https://www.facebook.com/TheatredelaVille.Paris/
(la foto è dell'anno scorso ma la gioia è uguale)


venerdì 19 febbraio 2016

La prima volta non si scorda mai

Hanno debuttato il 3 febbraio 2016 a Trento, per la rassegna Altre Tendenze, 
le teste animatroniche del nuovo spettacolo "Sorry, boys".




Sarà la prima volta e per questo resterà
sempre la più bella


Ci sono cose fatte per durare.
E cose che no.
Anche se per crearle, lavori duro per quasi tre anni.
Loro, niente, hanno la natura delle cose brevi.
Questa cosa nuova su cui sto lavorando, è fatta per durare 75 minuti.
Ci sono voluti infiniti mesi di prove. Ci sono volute 10 persone a costruirla e poi due fabbriun falegname, 13 volontari.
1,74 quintali di ferro, 70 chili di siliconi e resine, qualche chilo di filamenti di PLA stampati in 3D, una quarantina di freni di biciclette, 60 pollici di monitor...
Ma niente, lei, questa piccola cosa, inizia e finisce in 75 minuti.
E poi? Cosa resta?
"Forse il ricordo di una risata o di uno scoppio di lacrime in coloro che hanno riso o pianto davanti a lei.
Un ricordo che scolorisce." 

E allora, mentre sono qui, con i miei compagni, a lavorare ancora su questa piccola cosa che tra poco debutterà, mi dico: speriamo di essere in tanti in quei 75 minuti.
Perché quello che resta, se resta, è per voi.


Scopri il processo di creazione.
Vieni a guardare dietro le quinte di SORRY,BOYS !

Segui il BLOG : troverai appunti, pensieri e frammenti delle vicende reali e immaginarie che hanno guidato le tappe di residenza a CENTRALE FIES.
Qui sotto, un teaser delle 
AUGMENTED RESIDENCY vi svela cosa accadeva in quelle notti in cui le porte venivano chiuse all'esterno.

mercoledì 20 gennaio 2016

A LISBONA!!


A LISBONA! A LISBONA!!
Sarà la prima volta in Portogallo!
Sarà la replica numero 100!

Se vi va di spargere la voce, ci fate un regalo perché questa, per le ragazze della Semplicità, sarà davvero una grande avventura!

5, 6 e 7 febbraio 2016
La semplicità ingannata
Teatro São Luiz, Lisbona
Portogallo

Entre 5 e 7 Fevereiro, o São Luiz apresenta, em estreia nacional, e pela primeira vez em Portugal, o trabalho da encenadora, marionetista e dramaturga italiana Marta Cuscunà, verdadeira força da natureza que reivindica um teatro comprometido, inquieto e questionador. A SIMPLICIDADE TRAÍDA não é um simples espectáculo, é uma lição de história sobre as raízes do feminismo, da liberdade religiosa, da poder da palavra e da fé, e da força das convicções.
Do convento de Santa Clara, em Udine, onde, no distante século XVII, as irmãs Clarissas reclamaram para si o direito a criar a sua própria forma de amar a Cristo, opondo-se às normas impostas pela Santa Inquisição, chega-nos um manifesto sobre a resistência, a liberdade e abnegação (sim, há pontes que podem ser feitas com "Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”, de Romeo Castelluci, que apresentamos de 6 a 8 Maio, por coincidência outro trabalho italiano sobre fé, religião e liberdade).
A SIMPLICIDADE TRAÍDA é um retrato pungente sobre a condição feminina, assinado por um dos novíssimos nomes do teatro italiano, entre o documento e o teatro como lugar para a escrita da História.
De 5 a 7 Fevereiro na Sala-Estúdio Mário Viegas 
(dia 6 Marta Cuscunà fará uma masterclass sobre o seu trabalho, aberto a todos)

giovedì 1 ottobre 2015

PUBBLICATA!


Il copione di "E' bello vivere liberi!" è stato pubblicato nell'antologia 
"Donne che non seguono il copione. 
Antologia di teatro contemporaneo italo-spagnolo" 
A cura di Milagro Martín Clavijo, 
Professoressa di Filología Italiana all'Università di Salamanca.

La pubblicazione, edita da Aracne, è dedicata a 5 drammaturghe contemporanee: 
2 italiane (io e Giuliana Musso) 
e 3 spagnole (Juana Escabias, Diana de Paco e Paloma Pedrero).

Per acquistarlo e saperne di più
clicca QUI


Io sono felice, scalpitante e molto grata a Giuliana 
per avermi fatto conoscere Mila e il suo lavoro!


lunedì 27 luglio 2015

IL NUOVO LAVORO

SORRY, BOYS

Terza tappa del progetto sulle Resistenze femminili
(Liberamente ispirato a fatti realmente accaduti a Gloucester, Massachusetts) 

ph_Dido Fontana


Nello spettacolo si segnala la presenza di riferimenti sessuali espliciti nel linguaggio.


La storia
E' iniziata come un pettegolezzo che serpeggiava tra i corridoi della scuola superiore di Gloucester.
C'erano 18 ragazze incinte – un numero 4 volte sopra la media – e non per tutte era stato un incidente.
La storia, poi, è rimbalza in città: alcune delle ragazze avrebbero pianificato insieme la loro gravidanza, come parte di un patto segreto, per allevare i bambini in una specie di comune femminile.
Quando il preside della scuola ne parla su un quotidiano nazionale, scoppia una vera e propria tempesta mediatica e la vita privata delle 18 ragazze diventa un scandalo che imbarazza tutta la comunità di Gloucester.
Giornalisti da ogni dove, dall'Australia alla Gran Bretagna, dal Brasile al Giappone, invadono la cittadina nel tentativo di trovare una spiegazione per un patto così sconvolgente.
Ma rimangono a mani vuote perché l'intera comunità, turbata dal fatto che la vita sessuale delle proprie figlie fosse diventata il pettegolezzo dei talk show di mezzo mondo, si chiude nel silenzio più assoluto.
The Gloucester 18 è un documentario in cui si dà voce ad alcune di quelle ragazze, lontano dai riflettori dello scandalo. Alcune di quelle ragazze, in questo documentario, parlano per la prima volta.
E una di loro confessa di aver voluto creare un piccolo mondo nuovo e una nuova famiglia tutta sua, dopo aver assistito a un terribile femminicidio.
Questa scoperta è stata per me come un campanello d'allarme.



ph_Andrea Pizzalis


Le fonti
Ho continuato a cercare notizie su Gloucester per capire in che contesto sociale aveva potuto mettere radici l'idea di un patto così sconvolgente.
Così ho trovato una altro documentario, Breaking our silence, in cui il capo della polizia di Gloucester rivela come non passasse letteralmente giorno senza che il suo dipartimento ricevesse una segnalazione di violenza maschile in famiglia. I dati che fornisce sono impressionanti: 380 chiamate per violenza domestica in un anno (più di una al giorno) e 179 arresti. In una cittadina di 30.000 abitanti.
Ma quello che è davvero interessante è che il documentario racconta di come questa situazione avesse spinto 500 uomini a organizzare una marcia nelle strade della cittadina per sensibilizzare la comunità al problema. Uomini contro la violenza, così si sono autodefiniti.
Nelle interviste, molti di loro dicono di aver sentito il bisogno di mobilitarsi in prima persona, consapevoli del fatto che la violenza maschile è un problema delle donne (che inevitabilmente la subiscono) ma che soltanto gli uomini possono veramente risolverlo, cambiando la cultura maschile dominante che continua a causare queste tragedie.


L'idea che sta alla base di “Sorry, boys” è che a Gloucester, la concomitanza tra il patto delle 18 ragazze e la marcia degli uomini, non siano stati solo una coincidenza e che tutto ciò abbia a che fare con il modello di mascolinità che la società impone agli uomini.

herakut

Teste mozze
Nel nero della scena, due schiere di teste mozze. Appese. Da una parte gli adulti. I genitori, il preside, l'infermiera della scuola. Dall'altra i giovani maschi, i padri adolescenti.
Sono tutti appesi come trofei di caccia, tutti inchiodati con le spalle al muro da una vicenda che li ha trovati impreparati. Potranno sforzarsi di capire le ragioni di un patto di maternità tra adolescenti, ma resteranno sempre con le spalle al muro.
Come le teste della serie fotografica We are beautiful, che il fotografo ventisettenne Antoine Barbot ha realizzato nel 2012 durante il suo internship presso lo studio di Erwin Olaf; e che saranno l'ispirazione da cui partire per progettare e costruire le macchine sceniche di Sorry, boys.


ph_Gianluca Panareo


PREMIERE
03 febbraio 2016
 Teatro Sociale, Trento 


13 febbraio 2016 
Teatro Comunale (Teatro Studio), Bolzano


26 febbraio 2016
Teatro Plinio Clabassi, Sedegliano (UD)


8 marzo 2016
Teatro Palamostre, Udine 


Per vedere il teaser, clicca qui: 

https://vimeo.com/125154205


Per altri approfondimenti, visita il blog dello spettacolo:

http://sorry-boys.blogspot.it/

venerdì 26 giugno 2015

note biografiche

Sono nata a Monfalcone, piccola città operaia famosa per il cantiere navale, dove si costruiscono le navi da crociera più grandi del mondo e per il triste primato dei decessi per malattie causate dall'amianto.
Nel 2001 partecipo al laboratorio Fare Teatro ideato e condotto da Luisa Vermiglio per il Comune di Monfalcone. Questa intensa esperienza che unisce la ricerca teatrale alla riflessione sulle dinamiche sociali del territorio diventa, per me, una sorta di imprinting artistico.
Il percorso formativo più importante prende avvio grazie a Prima del Teatro: Scuola Europea per l’Arte dell’Attore, dove incontro alcuni grandi maestri del teatro contemporaneo.
Tra questi: Joan Baixas, direttore del Teatro de la Claca di Barcellona con cui approfondisco i linguaggi del teatro visuale; José Sanchis Sinisterra, fondatore del Teatro Fronterizo e de la Sala Beckett di Barcellona con cui affronto la drammaturgia, Christian Burgess, direttore della Guildhall School of Music and Drama e molti altri.
Nel 2004 debutto come attrice professionista negli spettacoli per ragazzi prodotti dal CTA-Centro Regionale di Teatro d’Animazione e di Figure di Gorizia.
Nel 2006 debutto all'estero come attrice professionista in una importante produzione catalana: Merma Neverdies, spettacolo con pupazzi di Joan Mirò, regia di Joan Baixas, prodotto da Elsinor-Barcellona in esclusiva per la Tate Modern Gallery di Londra. Con questo spettacolo tocco alcune importanti piazze europee come The Irish Museum of Modern Art di Dublino, The World Heritage Festival di Ortigia, il Teatro Español di Madrid, Die Frankfurter Buchmesse in Germania, la Fundacìo Mirò di Palma de Mallorca, il Museo Guggenheim di Bilbao e altre.
Nel 2007 torno in scena in Italia con Indemoniate!, spettacolo di Giuliana Musso e Carlo Tolazzi, regia di Massimo Somaglino, prodotto da Teatro Club Udine e dal Rossetti,Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.
In maggio 2009 debutto in Spagna con lo spettacolo Zoé, ultima produzione della Compañía Teatre de la Claca di Barcellona, diretta da Joan Baixas.
Nel giugno del 2009 vinco il Premio Scenario per Ustica '09 con il progetto inedito È bello vivere liberi! Progetto di teatro civile per un'attrice, 5 burattini e un pupazzo.


Nel 2011, grazie ad una borsa di studio e a Prima del Teatro, partecipo a ... Think only this of me... progetto inedito per attori e musicisti della Guildhall School of Music and Drama di Londra, diretto da Christian Burgess.
Nel 2012 debutto con il mio nuovo progetto teatrale La semplicità ingannata. Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne, che si aggiudica il Premio Last Seen 2012 come miglior spettacolo dell'anno.

Dal 2009 faccio parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies

AWARDS
2009 PREMIO SCENARIO PER USTICA
2011 FINALISTA PREMIO VIRGINIA REITER COME MIGLIOR ATTRICE UNDER 35
2012 MENZIONE D'ONORE AL PREMIO ELEONORA DUSE
2012 PREMIO LAST SEEN PER IL MIGLIOR SPETTACOLO DELL'ANNO
2013 PREMIO CITTA' IMPRESA
2013 PREMIO FRANCO ENRIQUEZ






Per vedere tutte (o quasi) le immagini dei miei lavori, clicca qui

Marta Cuscunà studied at “Prima del Teatro”: European School for the Art of the Actor.
She performed roles in Merma Neverdies, a performance with puppets by Joan Mirò and Zoé, and Inocencia Criminal, both directed by Joan Baixas for the Teatro de la Claca Company (Barcelona).
In 2009, she won the “Premio Scenario Ustica” for E' bello vivere liberi!, a project of civil theatre for an actress, 5 puppets and a doll, written, directed and performed by herself.
In 2011, thanks to a scholarship, she participated in "… think only this of me...", a devised collaboration by actors and musicians of the Guildhall School of Music and Drama (London).
She has been a member of Fies Factory, a project by Centrale Fies, since 2009.



lunedì 18 maggio 2015

A PARIGI!


La semplicità ingannata sarà accolta a Parigi dal Théatre de la Ville 
nell'ambito di Chantiers d'Europe e in collaborazione con Face à Face.

Se vorrai spargere la voce, ci farai un grande regalo: Parigi ci aspetta e noi siamo pronte!

MARTA CUSCUNÀ 
LA SIMPLICITÉ TRAHIE 


EN ITALIEN SURTITRÉ EN FRANÇAIS

Librement inspiré par les œuvres littéraires de Arcangela Tarabotti et l’histoire des Clarisses de Udine.

La Semplicità ingannata retrace l’histoire des origines de la lutte féministe en Italie au XVIe siècle. À cette époque, les Clarisses d’Udine transformèrent leur couvent en un espace de contestation et de liberté de pensée, de désacralisation des dogmes religieux et de la culture masculine.
L’artiste seule sur scène souhaite témoigner de l’histoire de ces jeunes femmes qui ont lutté contre les conventions sociales en revendiquant leur liberté d’inventer un nouveau modèle féminin alternatif.




domenica 26 maggio 2013

La semplicità ingannata

Satira per attrice e pupazze sul lusso d'esser donne


Look at the dots for 30 seconds. Turn your eyes to a blank wall. 
Blink repeately and quickly!
Fissa i puntini colorati per 30 secondi. Volgi i tuoi occhi al muro. 
Sbatti veloce e ripetutamente le palpebre!
                         
Seconda tappa del progetto teatrale 
sulle Resistenze femminili in Italia


Liberamente ispirato alle opere letterarie di Arcangela Tarabotti e alla vicenda delle Clarisse di Udine

di e con Marta Cuscunà 


Assistente alla regia: Marco Rogante. 
Disegno luci: Claudio “Poldo” Parrino. 
Disegno del suono: Alessandro Sdrigotti. 
Tecnica di palco, delle luci e del suono: Marco Rogante, Alessandro Sdrigotti. 
Realizzazioni scenografiche: Delta Studios; Elisabetta Ferrandino. 
Realizzazione costumi: Antonella Guglielmi. 
Co-produzione: Centrale Fies, Operaestate Festival Veneto.

Con il sostegno di Provincia Autonoma di Trento-T-under 30, Regione Autonoma Trentino-Alto Adige/Südtirol, Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, Assessorato alla cultura del Comune di Ronchi dei Legionari, Biblioteca Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Monfalcone, Claudio e Simone del Centro di Aggregazione Giovanile di Monfalcone
E i partecipanti al progetto di Microcredito teatrale: Assemblea Teatrale Maranese-Marano Lagunare UD; Federico Toni; Laboratorio Teatrale Re Nudo-Teatri Invisibili; Nottenera.Comunità_Linguaggi_Territorio; Bonawentura/Teatro Miela-Trieste; Spazio Ferramenta; Tracce di Teatro d'Autore; L'Attoscuro Teatro - Montescudo di Rimini.

Liberamente ispirato a Lo spazio del silenzio di Giovanna Paolin, (Ed. Biblioteca dell'Immagine, 1998)

Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory 
Foto di Ferdinando Scianna
Linee guida del progetto
Lo spettacolo “E' bello vivere liberi!” ha segnato la prima tappa di un percorso che ha come filo conduttore il tema delle Resistenze femminili nel nostro paese. Durante la lotta di Liberazione, le giovani partigiane avevano avuto un'intuizione molto importante nel considerare la Donna come una risorsa fondamentale per la pace e la giustizia, quindi per la società. Questa intuizione, che pure anticipava di molti decenni la nascita di un vero e proprio movimento femminista, aveva, in realtà, radici profonde nella storia del nostro paese già dalla seconda metà dell'Ottocento in avanti. Ma poco si sa di alcuni importanti tentativi di emancipazione femminile avvenuti in Italia già nel Cinquecento, immediatamente soffocati e dimenticati. Con questo nuovo progetto teatrale vorrei dare voce alle testimonianze di alcune giovani donne che, in quel periodo, lottarono contro le convenzioni sociali, rivendicando libertà di pensiero e di critica nei confronti dei dogmi della cultura maschile; e soprattutto libertà di inventare un modello femminile alternativo a quello che da sempre gli uomini appiccicavano addosso all'altra metà dell'umanità.

Il contesto storico
Nel Cinquecento avere una figlia femmina era un problema piuttosto grosso: agli occhi del padre era una parte del patrimonio economico che andava in fumo al momento del matrimonio. Avere una figlia femmina, equivaleva ad una perdita economica. Certamente una figlia bella e sana era economicamente vantaggiosa perché poteva essere accasata con una dote modesta, mentre una figlia meno appetibile o con qualche difetto fisico prevedeva esborsi assai più salati.
Purtroppo però, in tempi di crisi economica, il mercato matrimoniale subì un crollo generalizzato e alla continua inflazione delle doti si dovette porre rimedio trovando una soluzione alternativa per sistemare le figlie in sovrannumero: la monacazione forzata.
Foto dello spettacolo di Alessandro Sala /Cesuralab

La resistenza delle Clarisse di Udine 
Le monache del Santa Chiara di Udine attuarono una forma di resistenza davvero unica nel suo genere. Queste donne trasformarono il convento udinese in uno spazio di contestazione, di libertà di pensiero, di dissacrazione dei dogmi religiosi e della cultura maschile con un fervore culturale impensabile per l'universo femminile dell'epoca. Ovviamente l'Inquisizione cercò con forza di ristabilire un ferreo controllo sul convento e su quella comunità femminile, ma le Clarisse riuscirono a resistere per anni facendosi beffe del potere maschile e creando, dentro il convento di Santa Chiara di Udine, un'alternativa sorprendente per una società in cui le donne erano escluse da ogni aspetto politico, economico e sociale della vita.

La semplicità ingannata, oggi
Oggi c'è estremo bisogno di parlare di Resistenze femminili perché nella nostra società la figura femminile è molto contraddittoria: da un lato abbiamo bisogno di garantire per legge la presenza minima delle donne in politica attraverso le quote rosa; dall'altro proprio le donne sono al centro della vita mediatica in quanto merce di scambio tra politici e imprenditori corrotti...
La semplicità ingannata racconterà da quali semi è nata la rivendicazione delle donne nel Cinquecento, nel tentativo di ridare slancio a una rivoluzione di cui non sentiamo più il bisogno, e forse non per un caso fortuito, ma per una precisa strategia che, anche se con modalità apparentemente diverse, ci schiaccia ancora sotto lo strapotere maschile.
Holy di Dido Fonatana


Note di regia
Questo spettacolo, come anche E' bello vivere liberi! implica l'elaborazione di una storia da una prospettiva prevalentemente storica e documentaristica a una visione più artistica e contemporanea, disposta a varcare i confini del conosciuto, del filologico, del politicamente corretto.
La semplicità ingannata non è un documentario ma un progetto artistico dove il teatro è anche la possibilità di tradire il dato certo o quantomeno di considerare il dato certo come un punto di partenza, un trampolino per un racconto che abbia come soggetto principale la società e le donne e gli uomini che la compongono.
La scrittura del testo si è rivelata un parto faticoso anche per il continuo presentarsi del “grande interrogativo”: fino a che punto è lecito elaborare i dati senza che questa operazione si trasformi in un mero tradimento della verità storica?
In questo progetto ho cercato di elaborare alcuni lati della vicenda realmente accaduta con analogie che li rendessero più contemporanei e vicini a noi spettatori del ventunesimo secolo.
Per questo ho cercato di fare in modo che concetti come “eresia”, “dote” assumessero anche significati altri, più ampi di quelli letterali e che la “monaca forzata” diventasse simbolo non esclusivo della condizione femminile nel suo complesso. Una condizione che ha ancora bisogno di riscatto.
La semplicità ingannata parla del destino collettivo di generazioni di donne e della possibilità di farsi “coro” per cambiarlo.



Scelte produttive
Insieme ai miei collaboratori, ho deciso di provare il sistema del MICROCREDITO per dare vita a una forma di produzione teatrale popolare, indipendente e condivisa.
Quello che abbiamo chiesto non è stato un finanziamento a fondo perduto ma un microcredito che verrà restituito con l'eventuale acquisto di una replica dello spettacolo, favorendo contemporaneamente anche la vita e la visibilità del lavoro teatrale.
Un progetto di Village Producing che si ispira al Village Banking, una delle metodologie di microcredito che sta salvando l'economia locale dei paesi poveri.
Una Village Bank è un'associazione di credito e prestito gestita a livello comunitario, che generalmente è costituita da 20-25 membri, spesso donne. Il prestito di gruppo è costituito dalla somma dei prestiti individuali. Le Village Banks sono gruppi finanziari informali.
Abbiamo proposto un'esperienza di “produzione teatrale partecipata” perché crediamo in uno sviluppo teatrale sostenibile dal punto di vista sociale ed economico.
Una forma di produzione popolare, sia pure precaria, che potrebbe, in futuro, rappresentare la principale fonte di produzione per un'artista indipendente ed emergente.
Un esperimento che punta all'autosufficienza economica del progetto artistico e che vede nel microcredito teatrale non solo un puro strumento finanziario ma anche l'opportunità di creare una vera e propria forma di coesione sociale ed artistica tra artisti e realtà teatrali.

Per vedere in anteprima altre foto, clicca qui

sabato 25 maggio 2013

E' bello vivere liberi!


Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI
Prima staffetta partigiana d'Italia.
Deportata ad Auschwitz n° 81 672

Un progetto di teatro civile per un'attrice,
5 burattini e un pupazzo


Vincitore del Premio Scenario per Ustica '09


di Marta Cuscunà (Ronchi dei Legionari - Gorizia)

costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito
luci e audio Marco Rogante
disegno luci Claudio Parrino
Co-produzione
Operaestate Festival Veneto
Cura e promozione
Centrale Fies
Con il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste, Comitato Permanente Ondina Peteani


Lo spettacolo
Un progetto di teatro civile per un'attrice, 5 burattini e un pupazzo.

È bello vivere liberi! è uno spettacolo per liberare la Resistenza dal grigiume della retorica.

Per restituire all'idea di antifascismo la luce e l'entusiasmo che la accompagnarono anche nelle situazioni più difficili.

Per riappropriaci della gioia, delle risate, delle speranze dei partigiani che sono state soffocate dallo sterile nozionismo.

È uno spettacolo per riscoprire l'atmosfera vitale e vertiginosa di quel periodo della nostra storia in cui tutto sembrava possibile.

Per questo È bello vivere liberi! è dedicato a tutti quelli che l'antifascismo l'hanno studiato solo sui libri di scuola, perché anche per loro la Resistenza diventi “festa d'aprile!”.

Motivazioni della giuria:
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico.
Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale.
Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina,incontra la storia e la sua violenza.
Resistenza poetica, all’orrore che avanza e annulla.
Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell’allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive.
Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l’ha conosciuta.
Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare.
In questa ricerca anche l’orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.

La storia
Lo spettacolo si ispira all'omonima biografia di Ondina Peteani scritta dalla storica Anna Di Gianantonio (Ed. IRSML FVG, 2007).
Ondina che, a soli 17 anni, si accende di un irrefrenabile bisogno di libertà e si scopre incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese.

Ondina partecipa alla lotta antifascista nella Venezia Giulia, dove la Resistenza inizia prima che nel resto d'Italia grazie alla collaborazione con i gruppi partigiani sloveni nati già nel 1941 per opporsi all'occupazione fascista dei territori Jugoslavi.

Il suo percorso inizia con le riunioni clandestine della scuola di comunismo dove, con straordinario anticipo, fioriscono anche i valori di emancipazione femminile e di parità tra uomo e donna. A 18 anni, Ondina diventa staffetta partigiana e comincia ad affrontare le missioni più impensabili, perfino entrando a far parte di un commando speciale per l'eliminazione di un famigerato traditore: Blechi. Ondina partecipa anche alla formazione della Brigata Proletaria, quando più di 1500 operai, tutti insieme e ancora in tuta da lavoro, si avviano verso il Carso, per unirsi alle formazioni partigiane.

La sua vicenda però, è stravolta bruscamente nel '43 quando, appena diciannovenne, viene sprofondata nell'incubo della deportazione nazista. Ma è proprio in questo drammatico momento che Ondina ritrova con ostinata consapevolezza l'unica risposta possibile: Resistenza! Perché è bello vivere liberi!

 Linguaggi:
Vorrei raccontare tutto questo attraverso linguaggi differenti: le testimonianze (per ricreare l’atmosfera e lo spirito di quegli anni attraverso le parole di chi li visse in prima persona); il monologo civile (per creare un filo conduttore tra le vicende e un punto di vista contemporaneo); i burattini (per ritrovare la forma del teatro popolare che gli stessi partigiani utilizzavano nei bozzetti drammatici che scrivevano e interpretavano per festeggiare le vittorie); il teatro di figura con pupazzi (per raccontare in modo evocativo l’orrore dei lager; perché a un pupazzo si può fare di tutto, anche le cose più terribili; perché il rapporto tra pupazzo e manovratore è uguale a quello tra deportato e aguzzino; perché davanti alle immagini delle persone deportate ad Auschwitz lo shock emotivo è fortissimo e fa distogliere lo sguardo, mentre davanti a un pupazzo picchiato e umiliato si resta a guardare fino in fondo e l'emotività lascia spazio alla riflessione).


La scintilla
La biografia di Ondina mi ha letteralmente entusiasmata, scossa, “accesa”. Ho incontrato una ragazza, poco più giovane di me, incapace di restare a guardare, cosciente e determinata ad agire per cambiare il proprio Paese; con un’intuizione fondamentale: la Donna è una risorsa irrinunciabile per la Pace e la Giustizia. Un esempio di partecipazione attiva, di come ogni singolo individuo può diventare indispensabile per la vita di un intero popolo.

D'altra parte la vicenda di Ondina mi ha permesso di guardare l'incubo dei lager nazisti da un punto di vista particolare: non solo dalla parte di chi aveva l'unica colpa di essere ebreo, omosessuale, handicappato, ma anche di chi aveva fatto una scelta di campo coraggiosa e definitiva. Ondina è stata deportata, umiliata, privata della sua identità e torturata perché lottava per la Libertà e aveva scelto di schierarsi, nonostante tutto.

Avverto l'urgente necessità di raccontare questa storia, oggi, perché “chi è senza memoria è senza futuro” e in Italia molti hanno dimenticato troppo in fretta il significato della Resistenza.

venerdì 24 maggio 2013

The beat of Freedom



Letture dal libro "Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani" 
curato da Giacomo Papi, Stefano Faure e Andrea Liparoto

di e con / concept and with: marta cuscunà       
assistente / assistant: marco rogante


Il reading
I partigiani, prima di tutto, erano giovani. Si innamoravano, scoprivano di avere paura e coraggio. La libertà era nei monti, per la prima volta riuscivano a sentirla e picchiava nella testa.
Un racconto corale per i ragazzi e le ragazze di oggi, sul sogno rock di un Paese di persone uguali nei diritti e libere.

Il libro
"Io sono l’ultimo. Lettere di partigiani italiani" è nato quando Annita Malavasi, la partigiana "Laila", ha cominciato a parlare d'amore. Ci teneva a dire una cosa, soprattutto: fu tra i partigiani che, per la prima volta, uomini e donne ebbero pari dignità e che l'uguaglianza sancita dalla Costituzione a guerra finita, non fu un regalo ma una conquista e un riconoscimento.
La sua testimonianza fu pubblicata su "D - La Repubblica". Poi arrivarono molte lettere. Alcune erano di vecchi partigiani, e parlavano d'amore.
Una collezione di esperienze che delinea il profilo di un'autobiografia collettiva di giovani accomunati dall'aver condiviso un tempo e un Paese, che a un certo punto sentirono l'esigenza di cambiare.

La musica
“La libertà era nei monti, per la prima volta riuscivamo a sentirla e picchiava nella testa”.
Da questa frase di Nello Quartieri, nome di battaglia “Italiano”, è nato The beat of Freedom.
La libertà come pulsazione, come battito che scuote. Un ritmo nuovo, che sconvolge e che parla di giovinezza e ribellione.
Le parole dei partigiani hanno iniziato a risuonarmi inaspettatamente rock e le loro voci si sono intrecciate con quelle di Patti Smith, Lou Reed, Alanis Morissette, i Green Day. Ne è uscita una partitura che scavalca i confini della storia e unisce tre generazioni.

The partisans were, first of all, young. They fell in love, discovering fear and courage. Freedom
was in the mountains, for the first time they were able to feel it. Freedom was beating inside their heads.
A choral story for today’s boys and girls about the cool dream of a Country of free people with equal rights.